Per famiglie (più) serene

La generazione dei miei genitori ha dovuto lottare contro i pregiudizi sulle mamme che lavoravano: “trascura i figli”, “porta via il posto di lavoro a un padre di famiglia”, “lavora solo per fare la bella vita”. Qualche volta ci andavano di mezzo anche i mariti, ai quali si rimproverava di non guadagnare abbastanza (come se fosse una colpa) e di costringere la moglie a lavorare.

L’evoluzione della società, e le necessità dell’economia, hanno profondamente modificato l’immagine della mamma-lavoratrice, anche se rimane un enorme problema di disparità salariale tra uomo e donna. Oggi, paradossalmente, per una donna è ancora più difficile fare la scelta giusta, perché ai pregiudizi di cui sopra si aggiunge quello opposto, ma altrettanto fuori luogo, nei confronti delle mamme che interrompono la carriera lavorativa per dedicarsi integralmente ai figli: “non ha voglia di lavorare”, “si fa mantenere dal marito”, ecc. Insomma, cambiano i tempi, ma non l’abitudine di colpevolizzare le donne per le loro scelte. Parte del problema dipende dal fatto che quando parliamo di conciliabilità tra lavoro e famiglia, ci chiediamo soprattutto come consentire di lavorare alle mamme e ai papà. I termini della questione andrebbero invertiti, chiedendosi invece come consentire alle lavoratrici e ai lavoratori di diventare genitori con un po’ più di serenità. Sarebbe un approccio che valorizza maggiormente la genitorialità e, oltretutto, più coerente con il fatto che, generalmente, prima si inizia a lavorare, poi si hanno dei figli. Per questo motivo sostengo una politica famigliare che metta al centro il bene dei figli e sia rispettosa delle scelte personali dei genitori. Occorre quindi prevedere misure per le famiglie in cui i genitori intendono, per scelta o necessità, lavorare entrambi: asili nido, famiglie diurne, mense. Allo stesso tempo servono anche misure per le famiglie in cui uno dei genitori decide di interrompere l’attività lavorativa, come congedi non pagati per favorire il reinserimento professionale e misure per evitare vuoti contributivi. Sono profondamente convinta che una famiglia che sia (più) libera di scegliere il proprio modello, sia anche meglio in grado di svolgere il proprio ruolo educativo nei confronti dei figli. Grazie a una maggiore libertà, si affermeranno inoltre sempre di più soluzioni “miste”, come tempi parziali per entrambe i genitori, che faciliteranno il superamento degli stereotipi di genere, a tutto vantaggio sia per il mondo del lavoro che per i rapporti sociali e famigliari. Forse allora, finalmente, spariranno anche i pregiudizi e lo stigma sociale nei confronti delle donne e delle loro scelte.