Discorso assemblea Verdi

Questa, care amiche, cari amici, è l’ora dei Verdi. È l’ora delle scelte importanti, l’ora del cambiamento. 

Oggi infatti ci troviamo ad un bivio. Nella politica ambientale, quella climatica in particolare, quello che faremo nei prossimi anni sarà decisivo per i decenni a venire. Le scelte che faremo determineranno il futuro stesso dell’umanità. È difficile rendersi conto della portata del problema, di quali saranno le conseguenze se falliamo nella svolta climatica. Ma la scienza è unanime e parla chiaro: il cambiamento climatico è una seria minaccia per il nostro futuro.

Noi Verdi lo sappiamo e lo diciamo da tempo. Da trent’anni la lotta al cambiamento climatico è parte del nostro programma politico. Ne parlavamo quando non era ancora una moda, proponevamo soluzioni concrete mentre altri ancora mettevano in dubbio che l’uomo potesse essere all’origine di un fenomeno simile. Come una moderna Cassandra, anche noi siamo stati a lungo invisi a molti e siamo rimasti, purtroppo, in buona parte inascoltati.

La buona notizia è che non siamo più soli. Lo hanno capito molti giovani, che a milioni seguono Greta Thunberg nello sciopero per il clima.

Lo hanno capito molti elettori, come dimostra la crescita dei Verdi in altri Cantoni o alle recenti elezioni europee. 

Ora anche l’opinione pubblica sembra essere sempre più sensibile alla problematica, spingendo l’economia ad adeguarsi di conseguenza.

La buona notizia è che stiamo andando, finalmente e timidamente, nella direzione giusta.

La cattiva notizia è che ci siamo andando troppo piano, e che il cambiamento necessario alla svolta non è ancora arrivato e stato compreso dappertutto.

Non è arrivato nell’UDC, in cui una metà in barba alla scienza non è ancora convinta dell’origine antropica del fenomeno. L’altra metà ritiene che qualche grado in più non ci danneggerà più di quel tanto.

Il cambiamento non è arrivato nel PLR, che ancora crede che il problema si risolverà da sé se solo daremo abbastanza fiducia al mercato e all’economia. La presidente Gössi sostiene che la protezione dell’ambiente sia nel DNA del PLR, la triste verità è che l’analisi dei voti in parlamento dice l’esatto opposto.

Il cambiamento non è arrivato nemmeno nel PPD e nella Lega, in cui c’è chi si divide tra chi crede che bisogna discuterne con calma, che nell’arco delle prossime due o tre generazioni troveremo soluzioni adeguate e chi si preoccupa più dei balzelli odierni che del futuro dell’umanità.

Spesso ai Verdi si rimprovera di vivere in una bolla, in cui tutto ruota intorno all’ambiente e da cui è impossibile rendersi conto che le persone, la società hanno altre priorità. Ma chi ancora oggi non ha compreso l’entità del problema e l’urgenza di agire, vive in una bolla decisamente più tossica e dannosa della nostra. 

Greta Thunberg nel suo discorso alla conferenza internazionale sul clima ha detto che nel 2078, i suoi figli e i suoi nipoti le chiederanno perché NOI non abbiamo fatto quanto necessario quando si era ancora in tempo per cambiare. Ci rimane poco tempo per cambiare, ma saremmo ancora in tempo. Ma la svolta non arriverà perseverando negli schemi e nei comportamenti che hanno portato alla crisi. La rotta non si cambia semplicemente rallentando la velocità, come credono i partiti citati prima e come spera l’economia.

Per questo, anche se attualmente molti ne parlano, c’è un forte, fortissimo bisogno dei Verdi. Di chi non solo ha le competenze e le soluzioni per la svolta climatica, ma anche la coerenza e la perseveranza per difenderle e portarle avanti.

La politica climatica è il tema più importante e urgente, ma certamente non l’unica ragione per votare verde. 

Un voto ai verdi è un voto per l’economia verde, per l’energia rinnovabile e l’innovazione tecnologica. Per il trasporto pubblico e la mobilità intelligente. Per una politica agraria rispettosa delle risorse e attenta alla biodiversità. 

Un voto ai Verdi è un voto per le pari opportunità, la parità di salario e per un congedo paternale al passo coi tempi.  È un voto per la protezione del lavoro a condizioni dignitose. Perché ad esempio in Ticino la volontà popolare si concretizzi, e sia finalmente definito un salario minimo dignitoso.

Un voto ai Verdi è infine un voto contro il populismo, per una Svizzera aperta e solidale, che all’esportazione di materiale bellico preferisce quella dei diritti umani.

Mio figlio Enea ha cinque anni. Durante una delle manifestazioni per il clima mi ha chiesto cosa significa “futuro”. È difficile spiegarlo ad un bambino che ha appena capito la differenza tra ieri, oggi e domani. Ci ho provato, e spero di esserci riuscita.

La domanda di Enea mi ha scosso. Perché se è vero che ho ben presente il futuro voglio lasciare ai miei figli, lo è altrettanto che non sto facendo quanto nelle mie possibilità perché quel futuro si avveri. Perché il futuro dei miei figli sia vivibile almeno quanto il nostro presente.

Questa è l’ora dei Verdi.

Per me, care amiche, cari amici, questa è invece l’ora di tornare. Tornare in politica, tornare in Ticino, l’ora di espormi e rimettermi in gioco. Non lo faccio a cuor leggero, ma perché in un momento storico e decisivo come quello attuale, mi risulta più facile essere sul palcoscenico della politica, rischiando magari di sbagliare qualche entrata e battuta, piuttosto che restare in silenzio tra il pubblico. Torno perché se nel 2078 darò ancora di questo mondo, vorrei poter dire ai miei figli e nipoti che c’ero anch’io quando, insieme a tanti altri, ce l’abbiamo fatta a cambiare le cose.

Con il vostro sostegno, con quello dei miei amici e della mia famiglia, il 20 ottobre voglio staccare un biglietto per Berna.

Aiutatemi a portare i temi che ci stanno a cuore tra la gente. Mobilitiamo chi condivide i nostri argomenti. Attiviamo chi li condividerebbe, se solo sapesse quanto abbiamo ragione. I nostri avversari forse hanno più soldi di noi, ma noi abbiamo la passione, e noi abbiamo gli argomenti migliori. 

Io ne sono certa: se portiamo il nostro entusiasmo, la nostra energia verde tra la gente, il 20 ottobre l’onda verde si abbatterà sul palazzo federale e noi avremo motivo di festeggiare.

Noi. Perché a Berna non ci vado da sola, a Berna ci andiamo tutti insieme.