L’ora è adesso

L’ultimo rapporto Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico sul clima è chiaro: per limitare il riscaldamento climatico a massimo 2°C ed evitare così danni irreversibili e catastrofici per l’umanità, bisogna agire in fretta e con misure drastiche. 

Nonostante il messaggio inequivocabile della scienza, la svolta climatica fatica ad arrivare. Perché? Maggioranza politica ed economia tradizionale continuano a ripetere quanto la svolta climatica sia difficile da attuare e legata a grandi rinunce. Ora, se anche questi argomenti fossero veri, non giustificherebbero l’attuale inerzia. Senza riduzione drastica e veloce delle emissioni di gas serra, il nostro pianeta diventerà un posto inospitale e in buona parte addirittura invivibile. Oggi siamo a +1°C rispetto all’epoca preindustriale, e già vediamo chiaramente le conseguenze: aumento di eventi meteorologici estremi, estati torride e secche, frane causate dall’instabilità del permafrost nell’arco alpino, incendi di portata mai vista. Senza svolta climatica a fine secolo arriveremmo a +4°C: New York avrebbe temperature simili a quelle di Dubai, la Spagna diventerebbe desertica, le coste sarebbero sommerse causando milioni di migranti climatici, in città le temperature estive supereranno regolarmente i 40°C. Considerate le conseguenze catastrofiche del non fare niente, se anche la svolta fosse complessa e dovessimo stravolgere il nostro stile di vita non avremmo altra scelta che attuarla. 

La buona notizia è che le convinzioni della maggioranza politica e dell’economia tradizionale sono infondate: tecnologia ed innovazione permettono la svolta climatica senza problemi tecnici e senza grandi stravolgimenti. E le proiezioni mostrano che con una politica climatica responsabile, l’economia rallenterà in maniera irrisoria: si stima -1% da qui al 2050. Stiamo quindi parlando di rinunciare nei prossimi 30 anni all’1% della nostra ricchezza – si badi: della ricchezza, non del nostro benessere! – per non rendere invivibile il pianeta alle generazioni a venire. 

In dicembre in Consiglio Nazionale UDC, PLR, Lega con la complicità di alcuni deputati PPD, hanno annacquato una già blanda Legge sul CO2. L’hanno svuotata di qualsiasi misura efficace per ridurre le emissioni di gas serra, piegandosi in tutto e per tutto al volere dell’economia tradizionale e della lobby del petrolio.

Il Consiglio agli Stati ha ora il compito di correggere il tiro, migliorando la Legge sul CO2 come impongono le circostanze: facendo ciò che si deve fare, e non ciò che eventualmente un domani si potrebbe (forse) fare. Chi predilige interessi particolari al bene della società nel suo complesso, future generazioni comprese, non dovrebbe sedere in Parlamento. 

Il 2019 è l’anno del clima oltre che anno elettorale. Ricordiamocene, ed eleggiamo candidati e candidate consapevoli che la crisi climatica ha bisogno di risposte chiare. Non fra una o due generazioni, ma oggi, qui e subito.
L’ora del cambiamento è adesso, semplicemente perché dopo sarà troppo tardi.